Sindrome della tigre: perché i gatti diventano aggressivi con il padrone

Sindrome della tigre: perché i gatti diventano aggressivi con il padrone

E’ raro ma non infrequente sentire le storie di proprietari che subiscono gli attacchi di aggressività del loro gatto graffi e addirittura morsi. Un attacco felino può essere pericoloso poiché unghie e denti, uniti alla sua agilità, sono in grado di fare danni notevoli a oggetti e persone.

Nel gatto l’aggressività felina deriva spesso da fattori esterni: paura, stress, territorialità ecc. Se si rimuovono le cause dello stress, è possibile ristabilire un buon rapporto con il proprio animale in tempi relativamente brevi.

L’introduzione di un nuovo animale in casa ad esempio può facilmente scatenare le ire del nostro amico, fino ad allora tranquillo  e coccolone.

Questo, oppure un trasloco, una visita veterinaria, la frustrazione per un gioco ecc sono eventi riconducibili alla normalità, e che si possono superare con un po’ di pazienza ed alcuni accorgimenti.

La sindrome della tigre: di cosa si tratta

La cosiddetta “sindrome della tigre” è un genere di aggressività particolarmente grave, che rischia di compromettere non solo il rapporto tra noi e il gatto, ma anche la nostra salute o quella di altre persone.

Un gatto con questa sindrome attacca violentemente l’uomo, spesso puntando al viso, alle gambe, alle mani. Non risparmia soffiate, scatti e artigli ben estesi, ed è intuitivo quanto possa far male ed essere pericoloso, soprattutto se davvero raggiunge il nostro volto.

L’aggressività in questione compare spesso all’improvviso, in un animale tendenzialmente tranquillo e che non aveva mai dato nessun segno di violenza prima. Le orecchie abbassate, lo sguardo nervoso e le pupille dilatate, lo scatto per attaccarci, si manifestano soprattutto dopo una lunga assenza del padrone, o mentre gli si prepara da mangiare.

Cause della sindrome della tigre

Questa sindrome può essere causata da noia, mancanza di stimoli, impossibilità per il gatto di sfogare il suo naturale istinto predatorio. Infatti un animale rinchiuso in casa, che non ha a disposizione spazi o giochi, e magari rimane spesso da solo, non vede rispettata la sua vitale necessità di curiosare, muoversi, crescere.

Il gatto è un animale che ben si adatta alla vita domestica, ma non per questo si può ignorare la sua origine di cacciatore. Se notiamo una improvvisa aggressività nel nostro amico, per prima cosa proviamo ad aumentare gli stimoli che gli proponiamo.

Qualche gioco nuovo, un po’ di tempo extra insieme, magari la possibilità di uscire di casa, potrebbero risolvere il problema. Più di frequente la sindrome della tigre ha origine in una grave carenza alimentare.

E’ possibile che al gatto manchino alcuni elementi nutritivi fondamentali, e che d’istinto si “difenda” da questa mancanza tentando di “cacciare” da solo quello che gli serve. Il risultato di questo meccanismo è che spessisismo il gatto attacca le nostre mani mentre gli prepariamo la ciotola.

Il collegamento tra la nutrizione e l’aggressività diventa allora evidente: ogni volta l’animale è eccitato quando vede il cibo ma, se la dieta rimane sbilanciata, la situazione peggiorerà continuamente. In questo caso sarà sufficiente cambiare l’alimentazione del gatto.

Bisogna assicurarsi che si nutra di tutte le sostanze che gli servono, che abbia a disposizione sempre acqua fresca e cibo secco a volontà. Inoltre è necessario leggere attentamente le etichette e fornirgli un adeguato apporto di vitamine, proteine, calcio ecc, in modo che non gli manchi nulla.

L’aggressività da carenza alimentare sarà facilmente risolta passando ad una dieta completa ed adeguata.

Esistono farmaci per calmare il gatto?

Un gatto con questo disturbo potrebbe costituire un serio pericolo, ad esempio in presenza di bambini o anziani che frequentano la casa. Come fare allora per non rischiare mentre si provvede a risolvere il problema – alimentare o di stress -?

Eventuali farmaci tranquillanti o sedativi possono essere un’opzione valida nei casi più gravi, ma non vanno mai assolutamente somministrati in autonomia.

E’ bene contattare un veterinario ed un esperto di comportamento animale, che sapranno suggerire e valutare la terapia eventualmente adatta a risolvere il problema.

Un’altra possibilità sono appositi prodotti (diffusori o spray) che rilasciano feromoni in grado di interagire con l’istinto profondo del gatto, svolgendo azione tranquillante o rilassante. Anche in questo caso però è bene seguire le indicazioni veterinarie ed attenersi alle modalità indicate di utilizzo.

Suggerimenti utili

  • Non adottare un gatto separato precocemente dalla mamma, e non allontanare i gattini prima del secondo mese. Questo infatti è il tempo minimo necessario perché il piccolo socializzi correttamente, e impari dalla mamma a gestire l’eccitazione, la frustrazione, e moderare la forza nell’uso degli artigli e dei morsi. Un corretto tempismo nel distacco dalla madre aiuterà il gatto a non essere aggressivo.
  • In caso di comportamento aggressivo è inutile sgridare o punire un gatto. Meglio procedere invece con tranquillità, evitando di agitarlo ulteriormente e proponendogli distrazioni  o rinforzi positivi prima che la sua irritazione salga alle stelle.
  • Evitare di forzare il gatto a farsi toccare e coccolare, rispettare sempre i suoi tempi, spazi e desiderio di stare o meno con noi.
  • Dopo uno stress, lasciare al micio il tempo di riprendersi e riequilibrarsi, evitando di avvicinarlo forzatamente.