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Sviluppo comportamentale durante la crescita del gatto

Sviluppo comportamentale durante la crescita del gatto

In origine è stato il gatto stesso a “scegliere” di avvicinarsi all’uomo, ritenendolo un compagno “conveniente”. Per i gatti noi siamo fonte di protezione e nutrimento, una specie di madre sostitutiva, ma sarebbero perfettamente in grado di sopravvivere senza di noi. Il loro comportamento viene spesso frainteso, e facilmente ci si dimentica della natura selvatica e riservata di questi splendidi animali.

Quando ad esempio il gatto ci cammina tra le gambe strusciandosi a noi, non ci sta coccolando, ma sta marcando il nostro corpo come un suo possesso.

Conquistare la fiducia di un gatto richiede costanza e pazienza; non bisogna deluderlo pena la definitiva rottura del nostro rapporto con lui. E’ fondamentale rispettare sempre la sua riservatezza, non forzarlo a farsi toccare ed accarezzare quando non ne ha voglia o quando dorme, concentrando i momenti del contatto quando è sveglio e li richiede.

Nel gatto si possono distinguere alcune fasi di sviluppo comportamentale, che a grandi linee ci aiutano a comprendere i suoi atteggiamenti e quindi ad instaurare un migliore rapporto con lui.

Periodo neonatale (1°-14° giorno)

I gattini nascono ciechi e pressoché sordi; non sono in grado di camminare né di regolare la propria temperatura. In questa fase il loro mondo è fatto esclusivamente di odori e stimoli tattili. Si nutrono del latte materno (possono succhiare fino a otto ore al giorno), ed è la mamma a pulirli e stimolare le funzioni fisiologiche leccando loro la zona ano-genitale. E’ sempre la madre a riportarli al sicuro se si allontanano, prendendoli delicatamente per la collottola.

Periodo di transizione (15°-21° giorno)

A partire dalla terza settimana, i cuccioli cominciano a vedere e sentire, aumentando la loro indipendenza grazie a migliori abilità motorie. In questa fase lo sviluppo neurologico accelera. E’ questo il momento per abituarli ad essere dolcemente manipolati, per prevenire eventuali paure del contatto con l’umano in seguito.

Periodo di socializzazione (3ª-9ª settimana)

In questa fase i micetti apprendono il più possibile sull’ambiente, sia dalla mamma che attraverso la relazione con i fratelli. E’ la madre che insegna loro a regolare la forza dei morsi, l’intensità dei vocalizzi, la gestione delle emozioni e il modo migliore di comunicare. Senza il suo aiuto un cucciolo fatica ad apprendere l’autocontrollo, per cui un micino cresciuto senza la mamma probabilmente da adulto avrà timore sia degli altri gatti che degli umani. E’ importante che i primi contatti positivi con l’uomo avvengano durante la fase della socializzazione primaria (tra la 2ª e la 7ª settimana di vita). Allo stesso modo, è questo il momento per fargli conoscere odori, rumori, altri animali presenti nel suo ambiente di vita, perché non ne abbia paura. Va da sé che comunque ogni micetto svilupperà un carattere e preferenze personali, ma una buona educazione lo aiuterà ad essere un gatto adulto equilibrato e con comportamenti sani.
L’età migliore per adottare un gattino si aggira sulle 8 settimane di vita.

Periodo giovanile (10ª settimana-maturità sessuale)

In gioventù il gatto affina le abilità motorie e sviluppa la completa indipendenza. La razza influisce molto sulla maturazione, ad esempio le razze orientali arrivano prima delle altre alla maturità sessuale. La massa muscolare aumenta, così come la coordinazione. Se i piccoli vivono ancora con la mamma, essa comincerà a portare nel “nido” piccole prede tramortite ma ancora vive, per insegnare ai cuccioli i rudimenti della caccia e per avviare lo svezzamento. Intorno ai tre mesi, la mamma smette di accontentare i cuccioli, che dovranno cavarsela da soli creandosi il proprio territorio. Una volta arrivati alla maturità sessale, i gatti sono ormai indipendenti, ed al termine di questo ultimo periodo si possono considerare gatti adulti.

Il gatto, insomma, è un animale socievole ma non sociale; sta volentieri insieme a noi, ma… se volesse andare in vacanza, ci andrebbe da solo!

Dott. Diego Manca